Seppur il mio approccio alla disciplina olimpica più faticosa, la corsa di 42 km e 195metri risalga al 1971, chi mi ha fatto innamorare della maratona è stato Gelindo Bordin. La fortuna di poter vivere dal 1984 fianco a fianco a questo formidabile atleta è stato per me un grandissima opportunità che mi ha illuminato ed aperto gli occhi facendomi scoprire i segreti di un mondo che conoscevo soltanto in superficie.
Proprio agli inizi del 1984 infatti è iniziata la mia collaborazione
con la Fidal, mi ero trasferito a Tirrenia per poter seguire nella loro
crescita due giovani talenti di allora; Alessandro Lambruschini e
Valter Merlo, che il programmatore del mezzofondo Lucio Gigliotti mi
aveva affidato.
Nell’ambito di quell’incarico dovevo anche accompagnare a seconda delle
esigenze gli atleti che la federazione inviava ai vari meeting e gare
all’estero: è così che mi capitò d’accompagnare Gelindo Bordin e Loris
Pimazzoni alla 20 Kilometri di Parigi classica gara che si sviluppava
nelle vie cittadine della capitale francese.
Seppur siano passati tanti anni ho ancora impresso nella memoria le emozioni che ho vissuto a Parigi fuori e dentro alla gara.
La mia passione, e la sfrontatezza che mi contraddistingue, mi
spinsero ad insistere per seguire la gara trasportato da una moto, così
potei apprezzare oltre alla gara il fascino della città che in un
percorso che si sviluppava al di qua ed al di là della Senna mostrava
appieno la sua bellezza.
Fu una gara combattuta che vide i nostri portacolori particolarmente
attivi al comando della gara e solo l’inesperienza non gli permise di
arrivare meglio che 3° Gelindo e 6° Loris Pimazzoni.
Ma la gara al di la del piazzamento mi servì per conoscere meglio la
personalità dei due ragazzi: Loris proprio quell’anno si era beffato di
Cova e Panetta soffiandogli il titolo italiano dei 10000 in volata, era
più controllato e tranquillo, Gelindo al contrario tutto impeto
curiosità e spirito d’avventura dopo la gara volle girare tutta la
notte per la città portandoci a cena in un bel locale e costringendoci
a seguirlo per le vie e le piazze in un'altra maratona notturna.
Nel viaggio di ritorno in aereo Gelindo mi manifestò l’intenzione di
volersi unire ai due ragazzi che seguivo a Tirrenia e cambiare vita
alla ricerca di un salto di qualità delle sue prestazioni sportive per
essere seguito nel suo ambizioso progetto dal Prof. Gigliotti.
Della sua carriera radiosa e ricca di successi si sa quasi tutto,
quello che altresì non si conosce sino in fondo è lo spessore morale di
questo campione, i passi falsi le incertezze che hanno costellato il
suo cammino dell’atleta.
Innanzitutto è stato un vero esempio di serietà e dedizione, perché ha
messo subito in chiaro che non avrebbe mai accettato di prestarsi a
pratiche di autoemotrasfusione o doping che dir si voglia così in voga
in quel periodo tra i miglior atleti italiani del momento.
Poi il suo grado di assorbire enormi carichi di lavoro la sua capacità
di soffrire, lo hanno fatto crescere ad un livello tale che è stato di
enorme aiuto a tutto il settore: soprattutto per Alessandro
Lambruschini verso cui ha recitato il ruolo di fratello maggiore
stimolandolo all’ordine all’organizzazione e all’impegno.
Non è stato tutto semplice e facile; all’inizio l’aver più tempo a
disposizione per gli allenamenti si è rivelato quasi un boumerang per
il sovraccarico a qui si era sottoposto, come il voler subito
concretizzare con i risultati l’enorme mole di lavoro fatto l’ ha
portato a strafare.
Ricordo come in una sera al ritorno da una cena pantagruelica, in
attesa di avviarci alle nostre camere Gelindo ed Alessandro quasi
sognando ad occhi aperti idealizzarono i loro successi ai prossimi
Campionati Europei di Stoccarda.
Era il 1986 ed Lambruschini proprio in quell’anno fece un grandissimo
progresso e solo un infortunio lo bloccò nell’imminenza
dell’appuntamento più importante della stagione i campionati europei,
mente Gelindo dopo una gara a dir poco deludente alla Maratona di Roma
trovò la forma per vincere il titolo di Maratona in una gara condotta
con attenzione ed accortezza , correndo da succhia ruote alle spalle di
Orlando Pizzolato tutta la gara per superarlo all’ingresso dello stadio
e bruciarlo con una inesorabile volata finale.
Un episodio stà a significare il genio e la sregolatezza di questo
campione: nel raduno collegiale che precedeva gli Europei di Stoccarda,
Gelindo doveva effettuare la domenica mattina un test durissimo della
lunghezza di 35 Km sul giro del Gallio, in quel frangente ci trovavamo
a soggiornare sull’altopiano di Asiago.
All’alba di quella domenica mi svegliai e guardando fuori dalla
finestra del residence che ci ospitava, notai con stupore che sostavano
sull’auto in attesa dell’apertura mattutina due persone, guardando
meglio vidi appunto Bordin con Milani un altro maratoneta di allora,
dopo un attimo di smarrimento capii che avevano trascorso la notte tra
balli e danze.
Mi affrettai a scendere per aprir loro la porta, li rimproverai
aspramente e loro si affrettarono a prendere la strada per la loro
camera.
All’ora convenuta ci trovammo per l’allenamento, io non riferii
dell’accaduto a Gigliotti , ma al termine dell’allenamento quando il
Professore commentava soddisfatto la prova di Gelindo e degli altri mi
lasciai sfuggire un apprezzamento sul loro comportamento al riguardo
della sera precedente.
A quel punto era inevitabile non riferire a Gigliotti sull’accaduto e
dopo una furiosa lite con Gelindo questo fece le valige e fu allontano
dal raduno rinunciando agli Europei.
In virtù poi della preziosa opera di mediazione di Enzo Rossi ,l’allora
commissario Tecnico della nazionale , a far si che Gigliotti
accettasse le scuse di Gelindo che poi lo ripagò con quello splendido
successo, che precedette il terzo posto ai campionati mondiali di Roma
1987 ed il fantastico alloro olimpico di Seoul 1988.
La fortuna di poter assistere a tanti allenamenti e soprattutto il
poter continuamente confrontarmi e discutere con l’atleta e l’uomo
Gelindo mi ha arricchito oltre che culturalmente mi ha reso ancor più
forti le motivazioni a credere nelle realizzazioni dei miei progetti.
Per questo,quando, per motivi personali, sono ritornato
all’insegnamento dell’E.F. ho trovato nuove motivazioni ed una energia
inesauribile, il voler organizzare la Maratona delle Terre Verdiane è
stato per me un doveroso atto d’amore nei confronti della mia terra, ed
un tributo di riconoscenza nei confronti di Gelindo che durante alcuni
allenamenti in zona mi aveva dato lo spunto e l’idea per realizzarla.
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