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TRIAL RUN A PRATO SPILLA di Vittorio Fasolo

logotrialrunSuccede che Giancarlo Chittolini mi chiama, come fa di solito, e mi convoca col suo fare travolgente al Trial Run di Prato Spilla; non so cos’è l’uno, né cos’è l’altro, ma la prima parola mi evoca qualcosa di duro e faticoso e mi preoccupa non poco; un po’ di discussione “filologica” sulla pronuncia, “trial” in inglese si pronuncia pressappoco “traiel”, ma chissà perché la maggior parte degli italioti ha deciso di  pronunciarla così com’è scritta e ne nasce una simpatica querelle con il Chitto.

Che sia qualcosa di duro è spiegato dal luogo, Prato Spilla, rifugio dell’Appennino Parmense a 1.350 metri, dove Giancarlo è andato ad inventare un’altra delle sue. Naturalmente so già che lo seguirò come sempre, il metaforico cordone ombelicale che ci unisce nel nome della corsa dal 1970 funziona così, ma lui mi rassicura :“ E’ un posto bellissimo, vedrai che ti piacerà”.

Così parto da Bassano del Grappa per Prato Spilla, mi accompagna mia moglie Paola, felice di fuggire dai 40 gradi della pianura; per la strada mi vien da pensare ad un logo per questa trasferta tipo “ Dalle Alpi agli Appennini”, penso anche che ho appena finito di leggere il libro di Rumiz e mi viene da storpiarne il titolo in “ La leggenda dei monti correnti”, arrivo a Parma e prendo la strada per Langhirano; l’Appennino è in vista e si comincia a salire.

Dopo un po’ una visione, il castello di Torrechiara, un castello perfetto, come lo disegneresti se ti dicessero di farlo, “il castello” per eccellenza e comincio ad entrare nella dimensione della storia. Perché sono fatto così, ed oltre all’atletica, la mia grande passione è la storia, e cerco di far convivere insieme questi due mondi; ogni corsa per me deve avere un aggancio, una suggestione, un contorno globale con quello che c’è stato negli anni, nei secoli prima, sono sensazioni che mi fanno sentire bene, forse è quello che gli antichi definivano il “genius loci”, una spiritualità che si interscambia con la fisicità del correre, del sudare, del soffrire, un essere qui ora e allora, un vivere tra più dimensioni. Si sale verso la montagna, in un paesaggio verdissimo, con la gioia di incrociare un’auto appena ogni cinque o forse più chilometri, un sogno dopo le code in autostrada.

Mi colpiscono i cartelli stradali con le scritte “Itinerario matildico” e “Strada del sale”; siamo nel cuore della storia d’Italia, quasi mille anni giusti dalla “grande contessa” che dominava dal Po alla Toscana e si permetteva di bastonare l’imperatore di Germania; chiedo a Paola: “ Ma a scuola insegneranno ancora chi era Matilde di Canossa?”, mi risponde che la storia non interessa più a nessuno, se non quella di Briatore, Corona e la Gregoraci, povera Italia. Ma ecco Prato Spilla ed il suo rifugio con i pannelli fotovoltaici, in un anfiteatro verde nel cuore del Parco denominato pomposamente “dei Cento Laghi”, in realtà sono una decina, ma la considero una meritata licenza poetica alla bellezza del luogo. Chittolini mi aspetta e mi precetta subito per un giro di ricognizione che ha lo scopo di controllare ed integrare le indicazioni del percorso.

Dall’arco gonfiabile de La Gazzetta di Parma che segna la partenza iniziamo la salita che ti porta dai 1.350 metri del rifugio ai 1.750 del monte Bocco, carichi di picchetti, cartelli e frecce, mazza e pistola sparagraffette, una bella faticaccia, ma più si sale più il panorama si fa splendido. Ogni tanto piantiamo un palo, fissiamo una freccia, leghiamo un nastro, a “prova di stupido”, visto che da queste parti un tizio, tempo addietro, si è perso ed è arrivato giù in Liguria di corsa e pare vogliano farlo passare per un eroe locale. Arrivati sul crinale, la vista è magnifica e spazia a sud ovest giù per le vallate della Lunigiana sino al Golfo di La Spezia, lasciando intravedere la Corsica; siamo sullo spartiacque appenninico, se mi volto a nordest la Pietra di Bismantova mi porta una nuova suggestione dantesca, uno scenario impagabile. Capisci il perché della “strada del sale” ,  sino ad un paio di secoli fa dal mare salivano i portatori con i preziosi pani di sale da portare verso la pianura emiliana.

Certo il vento è forte e devi stare molto attento agli appoggi, sulla cresta è molto difficile poter correre e così capisci cos’è un “trial run”. A poco a poco il numero dei picchetti diminuisce e scende anche il sentiero, digradando verso il primo degli specchi d’acqua, il Lago Verde, poi si entra nel bosco, un bosco così fitto che a stento il sole ed il vento riescono a penetrare, poi il Lago Ballano, dove mazzoliamo l’ultimo picchetto ed infine, dopo una torbiera, l’arrivo presso il rifugio; sono un po’stanco ma riconosco volentieri al Chitto che il posto è bellissimo, anche se dentro di me sono un tantino preoccupato per la corsa del giorno dopo, vorrei essere più preparato e maledico gli allenamenti persi o lasciati a metà nell’ultimo mese. Però l’indomani tutto è cambiato; il vento si è girato a libeccio (così mi dice Renzo,il gestore del rifugio) ed ha portato nuvole così fitte da sembrare nebbia; in quota è così forte che la Protezione Civile vieta di salire sul crinale dove sarebbe facilissimo farsi male o sparire nella bufera. Si opta per un percorso ridotto alla metà ,dal rifugio ai laghi e ritorno, e c’è anche chi mugugna e protesta come se le condizioni atmosferiche fossero colpa di Chittolini, poi tutto si placa e parte la corsa dei duecento coraggiosi di Prato Spilla, bella, combattuta, protetta nei boschi, ma è un’altra cosa, e mentre corro penso a quella scenografia naturale sul crinale del monte Bocco, a quella visione “carducciana” verso il Tirreno, “...poi col tuon vò a sprofondarmi tra quei colli ed in quel mar…”, ai picchetti piantati con fatica che giacciono inutili per metà percorso, alla grigliata che ci aspetta alla fine, al consueto sfottò di Giancarlo: “ Per voi veneti la corsa è una scusa per poter mangiare e bere di più!”.

Alla fine sono comunque soddisfatto ed onestamente ammetto che il maltempo mi ha evitato, vista la mia incompleta preparazione, una dura punizione sulla parte alta; però l’anno prossimo tornerò perché è proprio lassù che il cuore ha le pulsazioni più intense e perché uno scenario così va proprio affrontato e gustato con le gambe a posto.       

 Vittorio Fasolo

 
Disponibile il video della Maratona al costo di € 20,00. Chi fosse interessato può contattare Chittolini via mail scrivendo a pietrospino@virgilio
 
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